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Rendita di posizione

Articolo a cura di Vittorio Gimigliano.

Dopo decenni di attività ininterrotta, le bancarelle di Piazza dei Miracoli traslocano.

Una murata ormai perenne di Torri di Pisa in miniatura, collanine, coralli, magliette, braccialetti, cappellini, ombrelli, ammennicoli di ogni specie, un’infinità di colori e materiali, attività commerciali un tempo ambulanti, in realtà divenute ben presto stanziali, non faranno da sfondo alle volumetrie del Battistero, del Duomo e della Torre di Pisa. Finalmente “Via i mercanti dal tempio!”, si potrebbe quindi dire.

Ma in realtà qual è il mercato? E qual è il tempio? Se da un lato la storia delle bancarelle è, letteralmente, la storia di una rendita di posizione, dall’altro è il simbolo della procrastinazione delle scelte, arte italica che ci caratterizza da secoli.

Tuttavia il turismo di massa, il turismo globale, ventiquattro al giorno, tutta la settimana, per tutto l’anno, ha generato ingegnosi, ed alle volte mostruosi, modelli di gestione del patrimonio storico, architettonico ed artistico di questo Paese. Ad esempio, per visitare l’interno del complesso del Campo dei Miracoli, sito Unesco e patrimonio storico, artistico e culturale dell’umanità, occorre pagare il biglietto.

L’Opera della Primaziale Pisana, fabbriceria creata nel 1064, dal 1999 ONLUS, ente laico-ecclesiastico fondato per la gestione del complesso del Duomo di Pisa, si è ben presto dotata di un’app in cui consultare le tariffe di accesso ai monumenti e acquistare biglietti.

Visitare il Battistero, il Camposanto, il Museo dell’Opera del Duomo, il Museo delle Sinopie costa 9 euro. Visitare la Torre di Pisa 18 euro. Solo la Cattedrale, per ovvie ragioni connesse alla funzione religiosa, è accessibile gratuitamente.

Ma la cultura, la storia sono valori monetizzabili? A Londra il British Museum, la Tate Gallery, la National Gallery garantiscono l’accesso gratuito tutti i giorni. E non esistono lunedì di chiusura. In Italia, nella nazione con il maggiore numero di siti Unesco, ben quarantanove, che formano il patrimonio culturale e naturale dell’umanità, il processo di monetizzazione è prassi da tempo consolidata. Si potrebbe affermare che questo consente di trovare le giuste risorse per gestire, conservare e manutenere un patrimonio immenso. Ma le immagini del degrado ed abbandono nei musei, negli scavi archeologici di Pompei, Ercolano, affermano il contrario.

Mentre prende avvio il restauro del Colosseo, sponsorizzato da un’azienda calzaturiera di fascia luxury ed il Ponte Vecchio, in una sera d’estate, viene concesso ad uso quasi esclusivo per festeggiare una storica casa automobilistica sportiva modenese, la fermata della metropolitana di Roma Termini cambia nome e viene affiancata dal marchio di una nota compagnia tedesca di telefonia mobile.

E così, con il mutare dei capitali, cambiano anche i mercanti nel tempio.

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2 thoughts on “Rendita di posizione

  1. Il pubblico ha bisogno del privato e viceversa. Se un marcio del lusso finanzia un restauro lo fa per tutti non solo per se stessa. Il pubblico per come è strutturato non garantisce una gestione oculata, o forse non sempre, ma gli esempi di cattiva gestione sono sotto gli occhi di tutti. Non bisogna santificare il privato certo, ma monetizzare il patrimonio è a volte l’unico modo per poterlo mantenere, per creare posti di lavoro in cui le persone possano avere delle aspirazioni di carriera, per mettere a frutto le proprie competenze. Le opere nel passato da chi venivano commissionate? Dall’aristocrazia, per aumentare il proprio prestigio. Così è anche per le grandi industrie di oggi. Una bella stazione, seppur con il nome di un’azienda è bella per tutti. L’industriale del Colosseo quanto a pensato per poter ristrutturare un monumento di tutti, ma che il pubblico non riusciva a restaurare? Il Colosseo, oltre che essere chiuso al lunedì, non accetta il pagamento via Bancomat (e considerato che il biglietto non è proprio regalato come si fa a pensare che oggi una famiglia giri con centinaia di euro nel portafoglio in vacanza??). Usciamo dall’idea che arte e pubblico sia un binomio corretto. A Londra è vero che alcuni musei sono gratuiti, ma solo alcuni! E questo avviene anche in Italia.

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