Attualità/BLOG

L’esperienza di Lampedusa

Dopo aver pubblicato qui il resoconto delle tre giornate di Lampedusa che hanno portato alla scrittura della Carta di Lampedusa, abbiamo chiesto a chi ha partecipato attivamente alle giornate di darci una testimonianza più personale dell’esperienza vissuta.

Lampedusa

Redazione diffusa: articolo a cura di Ass. Città Migrante

Di ritorno da Lampedusa

Quello che abbiamo vissuto nelle tre giornate a Lampedusa non è facile da raccontare. Innanzitutto l’isola, cioè l’isolamento dell’isola. A Lampedusa ci si rende conto di come sia difficile spostarsi in caso di necessità. Sono state giornate di maltempo, una pioggia ininterrotta e un vento che quasi ti alza da terra. Traghetti sospesi e pure qualche aereo che non atterra e quindi dall’isola non si parte. E se qualcuno avesse avuto bisogno dell’ospedale…. a Lampedusa non c’è. Le donne per partorire vanno a Palermo un mese prima e a loro spese… uno sconto per l’aereo. Di quanto? Di 10 euro….

Lampedusa è militarizzata e non è un modo di dire. Atterriamo e nella piccola pista di Lampedusa vediamo subito 2 elicotteri militari, sembrano da guerra e tanto filo spinato. Cammini per strada e vedi divise di ogni tipo. Entriamo in un bar e troviamo decine di altre divise, fuori e dentro sono ovunque. Auto dei carabinieri che girano per le strade… A fare cosa? A presidiare cosa?

Al cimitero della barche altri militari che sorvegliano quelle che sono le carrette del mare, con scritte in arabo, distrutte, qualche indumento qua e là oltre ad alcune confezioni di succo di frutta. Le sorvegliano e non ti fanno passare perché le barche sono sotto sequestro. Milioni e milioni di euro spesi per questo e ogni volta ti chiedi perché, cosa si potrebbe realmente fare con tutti questi soldi, cosa potrebbero avere i lampedusani al posto di questo apparato militare e che cosa potrebbero avere i migranti, cioè che cosa potremmo avere tutti noi?

Il meeting si è aperto con l’incontro con gli abitanti. Abbiamo sentito il sindaco che è stata capace di ascoltare e rendere voce agli abitanti dell’isola con tutte le loro reali difficoltà e di cogliere a pieno lo spirito della carta. E’ stato altrettanto importante sentire la voce del rappresentante dei piccoli imprenditori che ha raccontato quello che subiscono loro come abitanti anche rispetto alla spettacolarizzazione che da sempre caratterizza l’isola durante gli sbarchi. E c’erano le studentesse del liceo che hanno partecipato alla giornata di lavoro di stesura della carta chiedendo che la carta fosse accessibile anche a loro, che volevano comprenderla anche nei termini perché fosse la carta di tutte e tutti.

Nulla era scontato a Lampedusa. Il clima generale, a volte difficile e non lineare. E’ stato significativo ascoltare la voce degli abitanti dell’isola perché la carta parte proprio da Lampedusa, costretta da sempre a ruolo di confine e di frontiera, per ribaltarlo e rendere l’isola al centro di quella che è stata definita un’utopia, ma un’utopia realizzabile. La discussione interminabile per la scrittura della Carta, anche questa non semplice. Centinaia di persone che vi hanno preso parte, attivamente e realmente, un vero processo di scrittura collettiva e democratica, a volte estenuante, ma proprio per questo siamo convinti che la Carta di Lampedusa sia realmente un processo nuovo che possa essere assunto da tante e tanti, proprio per come è stato costruito. Non lascia spazio al dubbio, è radicale nei suoi principi. La Carta di Lampedusa è già azione in quello che facciamo, cioè il cammino che realizza l’utopia.

Poi ci sono stati i Lampedusa in Hamburg, i profughi arrivati dalla Libia a Lampedusa che vivono ora ad Amburgo. Hanno scelto di tornare sull’isola per il meeting. E un rappresentante tunisino di “Terra per Tutti” che ha portato le voci dei familiari di chi è morto nel Mediterraneo, le donne e le madri dell’isola e tanti altri ancora…tante voci insieme. E c’eravamo anche noi a condividere emozioni, stanchezza, gioie e il bagnato della pioggia che non ci ha mai abbandonato, a nome di tutte e tutti noi anche di chi non era presente ma che quotidianamente mette a disposizione cuore, intelligenza e lavoro in tutto quello che facciamo, per cambiare la città, il paese e il mondo in cui viviamo.

Ora questo è un patto, è la Carta di Lampedusa. E non dimentichiamo il lavoro di tutte le compagne e i compagni che hanno lavorato affinché questo evento potesse realizzarsi.

Le attiviste e gli attivisti di Città Migrante, Casa Bettola e Laboratorio aq16

Qui il testo integrale della Carta di Lampedusa
per sottoscrivere la Carta

sul sito del Melting Pot Europa e di Global Project si possono trovare molti articoli, approfondimenti e video delle giornate a Lampedusa

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